Maestra antica fa buon brodo.

Mi giungono queste parole scritte da ANTONELLA CURRÓ. Due parole spese bene e divertenti per descrivere in modo crudo e realistico la situazione della scuola attuale, inondata da burocrazia, nozionismo professionale, concetti inglesizzati che si catapultano nel digitale facendo indossare vesti nuove a temi antichi.

Parole spese bene e a favore degli insegnanti prossimi alla pensione, troppo spesso criticati per non riuscire a stare al passo con la tecnologia che avanza.

SONO UNA VECCHIA INSEGNANTE…

… anzi un’insegnante invecchiata di colpo.

di Antonella Currò

Ormai sono vecchia, obsoleta, polverosa, non innovativa, non rampante, non tecnodigitalmultimedial, non fantascientifica…solo banalmente, inutilmente umana.
Eppure vaglielo a spiegare al Miur che ciò che so non l’ho imparato da corsi o dottorati, ma mi è rimasto attaccato addosso come la polvere di gesso classe dopo classe, anno dopo anno, alunno dopo alunno.
Vaglielo a spiegare che ho sempre praticato istintivamente i metodi più disparati, calibrandoli sulle esigenze di ognuna delle tantissime classi che ho seguito, curato, amato e solo dopo, grazie ai corsi di aggiornamento, ne ho saputo il nome…
Ho scoperto di aver praticato la “flipped classroom” e il “cooperative learning” già molti anni prima che illustri teorici ce li propinassero come la novità del secolo, ho scoperto di aver sempre aiutato i ragazzi in difficoltà (prima che li etichettassero con fantasiosi acronimi) fornendo loro tutti quei supporti che poi ho saputo chiamarsi “strumenti compensativi e dispensativi“.
Ho imparato da sola ad usare la LIM nelle poche classi che ne erano dotate e ho consumato penne, gessi e colori facendo mille schemi prima di scoprire i siti con le “mind maps“….
Vaglielo a spiegare a quei luminari del Miur che ad insegnare si impara insegnando, che l’empatia con i tuoi alunni non è certificabile, che mille attestati non valgono un anno fra i banchi, che l’insegnamento non è un mestiere ma un cromosoma.

Un commento su “Maestra antica fa buon brodo.

  1. È davvero triste e contraddittorio che un’insegnante scriva che la formazione “universitaria o formale” sia inutile.
    Se lo dicesse un medico che ha imparato il suo lavoro sul campo sarebbe un pazzo, se lo dice una maestra è accettato e acclamato. Davvero sconcertante.

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